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GALL'ART

Maurizio Lattanzio

IL COMUNISMO ARISTOCRATICO

Il progetto politico-culturale "Eurasia-Islam" non e solo il superamento del neofascismo (non ci e voluto poi molto ...) o delle sgangherate categorie destra-sinistra (e un vecchio ritornello stracciapalle ...), bensi dello stesso fascismo europeo, del quale attualizza le potenzialita rivoluzionarie irrisolte del radicalismo popolare antiplutocratico e le potenzialita tradizionali incomprese che attengono alla ierocrazia razziale comunistico-aristocratica ispirata all'Ordine di Sparta e trasferita, secondo conformi moduli espressivi, nell'epoca delle masse.

Un'organizzazione sociale, economica e finanziaria deve innanzitutto essere conforme ad un principio essenziale: l'elemento economico (attinente all'ordine dei mezzi, quindi caratterizzato dalla strumentalita) deve essere subordinato al principio politico (attinente all'ordine del fine).

Fatta questa premessa, e necessario ora tratteggiare le linee essenziali e le articolazioni strutturali inerenti all'organizzazione economica e sociale dello Stato.

Potra sembrare strano che -mentre ci troviamo a fronteggiare l'esigenza primaria di garantire la sopravvivenza della nostra specie si indulga alla delineazione di modelli organizzativi economico-sociali.

Innanzitutto noi riteniamo necessario potenziare e irradiare totalmente lo spettro teorico che accoglie ed esprime la nostra alterita razziale, al fine, quanto meno, di tramandare incisivi e laceranti strumenti politico-culturali ai Camerati che ci seguiranno e che continueranno la nostra lotta perpetuando I'ontologia della comunita di popolo nella quale ci riconosciamo. Ma, cosa oggi forse piu importante, e altrettanto necessario indicare degli orizzonti che, prescindendo dalla piu o meno immediata attuabilita pratica, contribuiscano a rompere, a recidere le radici malate lungo le quali corre il riflesso condizionato che, consapevolmente o meno, puo ancora indurci a prestare orecchio agli echi di parole d'ordine che furono e sono della destra.

Il modello organizzativo che fisseremo e che cercheremo soprattutto di motivare nelle sue valenze tradizionali, ha dunque una considerevole efficacia di provocazione politico-psicologica, pur non venendo meno ad una rigorosa conformita ed omogeneita rispetto alla cultura della tradizione.

L'organizzazione statuale si configura come Stato popolare, forma di comunismo aristocratico di tipo spartano e di ispirazione platonica, caratterizzato dall'abolizione della proprieta privata in ogni sua forma di manifestazione.

Non bisogna innanzitutto confondere l'organizzazione comunistica della sfera economica con il socialismo marxista, le cui proposizioni, a loro volta, possono benissimo esplicarsi anche nel quadro di una societa che non sia ne integralmente ne strutturalmente comunistica. [1]

Di solito il termine comunismo si riferisce a ideologie che affermano concezioni fondate sulla statalizzazione del ciclo produzione-consumo; la terra e i mezzi di produzione sono proprieta dello Stato e possesso del popolo che ne usa in funzione degli obiettivi fissati dalle autorita centrali mediante lo strumento costituito dalla pianificazione dei bisogni e delle fruizioni.

Oggi il termine comunismo viene automaticamente associato all'ideologia marxista quale sua necessaria conseguenza nel dominio socio-economico. E una sorta di riflesso condizionato che induce a considerare il regime comunistico della proprieta e del diritto come monopolio esclusivo del marxismo. Tale riflesso e indubbiamente sollecitato dall'incontestabile rilevanza assunta dall'ideologia marxista, che, del resto, ha applicato questo schema sociale ed economico nel corso della sua vicenda storico-politica dell'ultimo secolo. Ma cio non deve trarre in inganno: e bene sapere che elaborazioni teoriche ed applicazioni pratiche di tipo comunistico risalgono ad epoche ben anteriori rispetto alla nascita alla nascita del socialismo marxista.

Oltre al regime comunistico vigente nella Sparta dorica, va innanzitutto ricordato il comunismo platonico teorizzato appunto da Platone ne Lo Stato.

Ne Lo Stato di Platone il regime comunistico e addirittura un privilegio spettante -in armonia con la superiore funzione- ai custodi (fylakes), cioe ai primi due ceti formati dai sapienti e dai guerrieri, con rigida esclusione degli artigiani e dei contadini. Il regime comunistico spettante ai custodi non si riferisce solo alla proprieta, ma si estende anche alle famiglie, al fine di cementare l'assoluta coesione etica e l'altrettanto assorbente dedizione al bene comune dei membri del sodalizio aristocratico. I rapporti tra giovani e anziani -ognuno dei quali potrebbe essere rispettivamente il figlio o il padre dell'altro- saranno radicati su di un solido tessuto solidaristico alimentato dalla disindividualizzazione dei vincoli di sangue, integralmente estesi all'intera comunita degli aristocrati. Le unioni saranno disciplinate dallo Stato conformemente alle regole dell'eugenetica, mentre le donne (le femministe sono giunte in ritardo ...), che affideranno ben presto i loro figli ai modelli educativi impartiti nelle organizzazioni dello Stato, potranno riprendere la loro attiva partecipazione alla vita pubblica. E una ascesi verticale, un volo imperiale, un radicale superamento dell'intreccio soffocante fatto di possessivismo e gelosia, ipocrisie e convenzioni, che caratterizza i rapporti interpersonali nella decomposta e degradata famiglia borghese.

Un giorno gli operai vivranno come i borghesi, ma al di sopra di essi, piu povera e piu semplice, la casta superiore. Essa possiedera la potenza. [2]

E un comunismo aristocratico ed ascetico, antidemocratico ed antiegualitario, che, comunque, non avra piu un completo riscontro nelle raffigurazioni di societa comunistiche non marxiste o citta ideali fiorite in periodo rinascimentale o in margine al cristianesimo originario.

Nel secondo libro della sua opera principale, Utopia, Tommaso Moro descrive i profili ideali della repubblica perfetta. E la repubblica di Utopia, nella quale e abolita la proprieta privata e l'uso dei beni e concesso ad ognuno conformemente ai propri bisogni. E soppresso anche l'uso del denaro, poiche i beni sono stimati per il loro intrinseco valore e non come merce di scambio; cio al fine di evitare processi di tesaurizzazione e fenomeni di speculazione. Il lavoro e un dovere sociale per tutti, mentre le leggi sono poche, semplici e di facile interpretazione per chiunque. In Utopia ognuno professa liberamente la religione che vuole, ma tutti ammettono l'esistenza di un essere supremo, l'immortalita dell'anima, il premio per la virtu e il castigo per il vizio.

Alla Citta del Sole -notevolmente influenzata dai modelli statuali di Platone e Tommaso Moro- Tommaso Campanella affida le sue aspirazioni relative alla politica renovazion del secolo.

I solari vivono in una repubblica -la "Citta del Sole"- retta da un re-sacerdote, il Metafisico, e da tre magistrati (Pan, Sir, Mor), cioe potenza, sapienza e amore, simboleggianti i tre fondamentali attribuiti dell'Essere teorizzati nella "Metaphysica". I solari seguono una religione naturale ed hanno in comune la proprieta e le donne, mentre la procreazione dei figli e disciplinata da norme eugenetiche. Secondo Campanella l'educazione deve fondarsi sull'esperienza e su prove di selezione attitudinale e non sui libri, mentre la sua concezione politica si fonda su di una visione etico-religiosa e cosmico-magica dell'universo.

Nel XVIII secolo Morelly ritiene che la proprieta privata abbia rotto l'armonia dello stato di natura, della cui esistenza storica Morelly, al contrario di Rousseau, era convinto. Nello stato di natura regnano la piu completa uguaglianza (con Morelly ci troviamo di fronte a una teorizzazione comunistica che, pur non essendo marxista, e comunque gia egualitaria) e la comunita dei beni; l'introduzione della proprieta privata corrompe i costumi degli uomini e ne cancella le naturali disposizioni. Il nuovo stato di natura -la cui configurazione comunistica e tratteggiata nella Basiliade e nel Codice- sara caratterizzato dalla valorizzazione dell'agricoltura e dell'artigianato, mentre leggi suntuarie impediranno l'eccessiva accumulazione di ricchezza e gli effetti corruttori del lusso. L'influenza di Morelly sara notevole nei confronti dell'ala piu radicale della rivoluzione francese e sul successivo socialismo utopistico.

Charles Fourier accusa filosofi e politici di venerare due scellerate istituzioni della societa: il commercio privato e la famiglia. Entrambe sarebbero basate sull'incoerenza, ossia sulla frammentazione della societa in piccoli nuclei ostili e concorrenti, nonche sulla menzogna.

Il commercio e il cancro dell'economia in quanto rappresenta un'attivita parassitaria e fraudolenta, atta a creare le condizioni favorevoli ad ogni attivita e manovra speculativa, mentre l'anarchia della produzione e della circolazione, il cosiddetto libero scambio, e causa delle crisi economiche mondiali.

Per quanto riguarda la famiglia borghese, basata sull'egoismo di coppia e sul matriarcato, essa e il ricettacolo dell'ipocrisia e della convenzione, della sterilizzazione delle passioni e della meschinita dei sentimenti (logico avvilente epilogo di una umoristica pretesa di eternita [sic!] fondata su di un si pronunciato davanti ad un prete o ad un sindaco). Ci si consenta di sottolineare che oggi la famiglia e questo, mentre, causa mancanza di padri, e ormai estinta qualsiasi funzione educativa della famiglia nei confronti dei figli, ai quali si trasmettono solo egoismo, vilta e opportunismo. Essi non potranno essere che dei deboli. La famiglia borghese? Una carcassa in putrefazione ...

Per Fourier il lavoro attraente deve svolgersi all'interno di comunita denominate falansteri, le quali saranno costituite da un numero di persone non superiore a 1600. Esse dovranno svolgere attivita legate per lo piu al territorio circostante, ma tali da prevedere anche una piccola parte di industria e di lavoro artigianale. Ostile ad ogni forma di socialismo egualitario e moralistico, Fourier pensava che non bisognasse sopprimere la proprieta privata e la disuguaglianza sociale (il reddito di ciascun societario e proporzionato al suo lavoro, al suo talento e ai capitali eventualmente investiti), ma cio non avrebbe dovuto comportare il recupero di forme di concorrenza e sfruttamento legate alla proprieta privata borghese.

* * *

Lo Stato popolare dovra costituire il tessuto organizzativo-istituzionale che accompagni l'opera di formazione delluomo nuovo, preziosa sostanza cellulare del mai estinto aureo filone della razza ario-europea. Occorrera frantumare e sbriciolare i supporti politici, sociali ed economici che alimentano -in qualita di solide piattaforme- i processi di ricambio delle oligarchie borghesi e plutocratiche che egemonizzano i regimi democratico-parlamentari.

Legami clientelari -rigogliosamente e prepotentemente intessuti in societa dove l'uomo e latitante ed il verme predominante- annodati intorno alle burocrazie di Stato, di partito e di sindacato; consolidati status sociali borghesi (poiche si ha un bel dire che la borghesia e prima di tutto una mentalita -e su questo siamo d'accordo- ma non e solo questo, poiche essa si esprime simultaneamente anche nella detenzione del potere e del privilegio da parte di stratificazioni sociali ben definite, concrete e socio-economicamente individuate); potenti e condizionanti concentrazioni di ricchezza economico-finanziaria comunque acquisite, sono le batterie nelle quali e attorno alle quali (ci sono anche e soprattutto i pesci-pilota) vengono allevati e dalle quali, successivamente, incastrati allingrasso all'interno delle strutture dello Stato democratico, gli affermatori o, meglio, i servi che assicureranno l'egemonia sociale del partito unico della borghesia.

Si tratta di gregariato spacciato fraudolentemente per classe dirigente, la cui unica opacissima parvenza di identita e conferita artificiosamente dall'adesione alle convenzioni sociali, alle parole d'ordine delle mode culturali e a quel dominio dell'apparenza nel quale consiste e trova sanzione e riconoscimento la micromorale utilitarista e i criteri di valutazione quantitativi e materialistici dell'ultimo uomo. E qui ci riferiamo all'insetto travestito con grottesche maschere sociali, che, nella societa borghese, sia pure tra mille sforzi, sembrano conferirgli un sembiante piu o meno umano.

Nello Stato popolare la formazione dell'aristocrazia politica fluisce al di fuori di qualsiasi condizionamento economico e sociale promanante dalla societa civile. La qualita dell'uomo andra commisurata alla capacita di adesione ad una visione del mondo centrata su valori etici e, ove si pongano le condizioni spirituali.

AI rapporto borghesia-societa, cioe alla relazione intercorrente tra occupante e spazio di occupazione, si sostituira il rapporto Stato-Comunita di Popolo, laddove il primo e I'evocatore e la seconda e l'ambito sociale a cui si rivolge la chiamata dello Stato, alla quale solo una minoranza di eletti rispondera, anzi, meglio, potra rispondere, al fine di assicurare il necessario, fisiologico, ricambio organico all'aristocrazia politica del popolo.

Inseriti nelle organizzazioni popolari dello Stato, i membri della comunita, fin dalla prima infanzia, sono posti su di una posizione di parita di condizioni sulle quali non incidono, in una parola non pesano, precostituiti status economico-sociali piu o meno favorevoli o posizioni di privilegio comunque acquisite. L'impossibilita tecnica -garantita dall'ordinamento comunistico, che, pero, deve coniugarsi con la nascita di un nuovo tipo umano- di accumulare individualmente beni economici strumentali e di consumo, impedisce che i membri dello Stato popolare definiscano il loro rango nell'ambito delle strutture statuali sulla base del possesso di ricchezze materiali. Si sviluppera quindi un processo di differenziazione gerarchica, radicata sulla diversa natura fisica, intellettuale, etica e spirituale (meglio ancora: razziale) di ognuno. Non offensive disuguaglianze basate sulla ricchezza e sulla provenienza sociale, ma autentiche gerarchie qualitative fondate su di una diversa morfologia ontologica.

L'organizzazione comunistica dello Stato popolare dovra costituire spazi assolutamente liberi rispetto ai meccanismi e alle dinamiche contrattuali e mercantili che caratterizzano la societa borghese, ovvero dovra suscitare i presupposti tecnico-strutturali idonei ad integrare l'opera di disintossicazione con cui l'uomo sara liberato dai veleni inoculati dall'etica mercantile giudeo-borghese. Necessario l'abbattimento dei pilastri sui quali I'era economica si e consolidata e ha prosperato, individuando e distruggendo le istituzioni economiche e sociali che, oggettivamente, hanno costituito I'humus nel quale il partito unico della borghesia ha articolato la propria dittatura egemonica.

Uno Stato che voglia realizzare la sua essenza aristocratica e gerarchica al fine di consentire ai suoi membri di vivere un'esistenza organica, non puo prescindere da soluzioni radicali che, situandosi oltre il nichilismo, cancellino le formule economiche mercantili: ... deve essere isterilito I'ambiente da cui il borghese trae vita: ecco il motivo di un ordinamento economico comunistico!. [3]

Il regime comunistico dei beni avra il compito di eliminare il diaframma economico e contrattuale che, dopo l'affermazione della borghesia, e l'unico nesso di collegamento che ponga in relazione un uomo con un altro. La soppressione delle articolazioni strutturali del capitalismo, una volta confinata l'economia in un'area marginale ed inessenziale (dunque: strumentale), creera uno spazio libero tale da consentire all'uomo di raccogliere ed esprimere la sua reale dimensione etico-spirituale. L'inesistenza di fini individualistici estranei allo Stato, rendera naturale e conseguenziale l'abolizione del regime di titolarita privata dei mezzi di produzione, della ricchezza immobile e della concentrazione finanziaria, elementi e interessi oggettivamente estranei rispetto ai fini dello Stato.

Si dovra pero convenire che la funzione esercitata dalla proprieta privata nella civilta classica o in quella romano-germanica medioevale [4] non fosse quella attribuitale nelle societa borghesi: cioe di una entita economica e quantitativa oggetto di sfruttamento produttivo, procacciatrice di benessere materiale e denaro, passaporto che permette di arrampicarsi sulla scala dei cosiddetti (sic!) livelli sociali. Inoltre non si puo negare che il quadro economico, qualificato da un equilibrato rapporto tra produzione e consumo, non fosse certo quello dell'odierna demonia produttivistica, ma, invece, presentasse singolari analogie e sintonie con quello che, oggi, potrebbe attuarsi anche nel quadro di una economia comunistica.

La proprieta privata, se non per il pensiero liberaldemocratico (vedi Locke), non ha mai rappresentato un valore a se stante: non ha mai avuto un crisma di sacralita e di inviolabilita; non ha mai posseduto un'autonoma, intrinseca essenza tale da conferirle un valore che la innalzi oltre la destinazione meramente strumentale. Che sia ben chiaro: noi nichilisti-rivoluzionari non abbiamo feticci da idolatrare, e la proprieta privata e senz'altro uno degli idoli del mondo borghese. Essa e oggi la proiezione organizzativa e strutturale del frazionismo individualistico-borghese. Per noi il regime giuridico a cui sono assoggettati i beni materiali e funzione dipendente, -dunque: relativa e strumentale- della categoria del Politico, la quale non ammette e non tollera l'esistenza di grandezze assolute e intoccabili sul piano contingente della sfera socio-economica.

Sul principio si avevano beni perche si era potenti. Ora si e potenti perche si ha denaro. Solo il denaro innalza lo spirito su di un trono. Democrazia significa identita perfetta tra denaro e potere. [5]

Prima proprieta e ricchezza seguivano posizioni di potere qualificate da forme di grandezza interiore; ora le posizioni di potere seguono la consistenza del patrimonio economico e finanziario, acquisibile con le doti tipiche della mentalita bottegaia giudeo-borghese.

Esisteva dunque un organico e immateriale legame tra personalita e proprieta, tra funzione svolta e ricchezza, tra la dignita personale e il possesso dei beni. Cio, conferendo all'economia un senso che la trascendeva, le impediva di autonomizzarsi e di costituirsi ragione a se stessa, cioe obiettivo che sovrasta, soffoca e irride ogni forma di dignita, di aspirazione e di sensibilita.

Queste osservazioni dovrebbero essere sufficienti a dimostrare l'infondatezza di eventuali contestazioni mosse da chi dovesse ravvisare nellutopia comunistico-aristocratica dello Stato popolare una goffa imitazione dei regimi socialisti, piu o meno reali, di ispirazione marxista.

Ma, per rigore espositivo, e bene intendersi sul termine comunismo.

Comunismo, nell'accezione marxista, non e comproprieta, poiche questa e un modo di essere della proprieta privata, assimilabile al concetto di communio elaborato dal diritto romano. Solo una persona o una comunita di persone o un'entita avente contenuto ontologico [6] possono essere titolari di una proprieta.

Lo stato socialista, che, secondo, Lenin, e destinato a finire nella spazzatura della storia, non puo essere titolare dei beni della nazione, poiche esso e una mera sovrastruttura, priva di un'essenza che possa farne una realta ideale di tipo platonico. Per i marxisti lo stato e un apparato burocratico-repressivo, uno strumento utile durante la fase di transizione nel corso della quale dovrebbe avvenire il passaggio dal socialismo al comunismo. Quindi, nelle societa marxiste, l'abolizione della proprieta privata e in realta espropriazione della proprieta del popolo a vantaggio dell'oligarchia tecnico-burocratica, nelle cui mani si realizza la coincidenza tra potere politico e potere patrimoniale. Infatti proprieta senza proprietario non esiste: essa e del popolo o dell'oligarchia: la proprieta attribuita a strumenti o a fantasmi giuridici carenti di contenuto umano o ontologico (lo stato marxista) e soltanto un paravento che nasconde la spoliazione del popolo da parte del potere oligarchico, il quale concentra nelle sue mani il monopolio discrezionale dei beni di una nazione.

Nelle concezioni tradizionali, invece, lo Stato e il luogo delle forme ideali, degli archetipi ontologici preesistenti e superiori alla realta concreta che su di essi e stata modellata. Lo Stato, dunque, e, non costituisce uno strumento ma un centro reale di potenza che puo, di conseguenza, essere titolare della proprieta dei beni della nazione, dei quali concede il possesso ai membri della comunita di popolo, che debbono usarne in conformita al bene comune.

* * *

L'unicita della Tradizione informale [7] si esprime sul piano storico nel quadro di forme tradizionali diverse e molteplici, le quali possono presentare fra loro anche dei caratteri apparentemente contrastanti. Non e quindi escludibile a priori che l'organizzazione economica di un assetto politico ispirato ai valori della Tradizione possa configurarsi in termini comunistici.

Una volta fissata la distinzione fra piano dei Politico e piano dell'economico, quest'ultimo potra assumere le connotazioni organizzative piu diverse. L'essenza spirituale della Tradizione non comporta necessariamente la sua concreta manifestazione in un quadro economico istituzionalmente e organizzativamente determinato a priori. Anche un quadro economico strutturalmente comunistico potra essere sorretto e alimentato, permeato e informato dai valori tradizionali. La vita economica sara caratterizzata da rapporti gerarchici e solidaristici, dalla coincidenza tra vocazione e professione, e dalla serena consapevolezza di seguire un'esistenza organicamente correlata con il Tutto e conforme alla propria natura, la quale, a sua volta, permette un cosciente e responsabile apporto al conseguimento dei fini dello Stato.

Lo Stato non e capitalista ne comunista, poiche, riconnettendosi ad un piano di valori trascendenti lo spazio economico, non si identifica ne puo essere ricondotto, condizionato o definito da una determinata forma economica organizzata. La differenziazione qualificante va invece ricercata nell'influenza che il principio economico esercita in una societa, nell'autonomia decisionale e operativa e nella capacita di controllo che lo Stato detiene rispetto all'economia. Non va certo ricercata nelle diversita di carattere tecnico-organizzativo.

L'antitesi vera non e dunque quella tra capitalismo e marxismo, ma e quella esistente tra un sistema nel quale l'economia e sovrana, quale pure sia la forma che essa riveste, e un sistema nel quale essa e subordinata a fattori extraeconomici entro un ordine assai piu vasto e piu compiuto, tale da conferire alla vita umana un senso profondo e di permettere lo sviluppo delle possibilita piu alte di essa. [8]

Non c'e conflitto tra sistemi economici tecnicamente considerati ma tra le differenti posizioni che l'economia occupa in una societa e tra le diverse strutture interiori dei tipi umani che si pongono di fronte ad essa. Risulta cosi fittizia la distinzione tra diversi sistemi di produzione e distribuzione dei beni e della ricchezza -riducendosi essa al semplice dominio organizzativo-strumentale- quando il benessere delle masse risulti l'obiettivo ultimo attorno al quale questi sistemi fanno convergere i loro sforzi.

Respingere consapevolmente e non epidermicamente il dogma del determinismo marxista, con cui si pretende di modellare l'uomo e le sue culminazioni spirituali, culturali e politiche sulla base dei rapporti di produzione, significa attribuire fondamentale importanza non alla sfera economica in se considerata, ma alla posizione da essa occupata, all'influenza da essa esercitata e all'attitudine con cui il singolo si pone di fronte al fatto economico.

Consideriamo dunque il progetto comunistico-aristocratico dello Stato popolare ormai acquisito nel patrimonio culturale tradizionalistico; anzi, riteniamo auspicabile una elaborazione culturale che conferisca ulteriore spessore teorico a questa soluzione organizzativa.

Non bisogna porre alcuna pregiudiziale nei confronti delle forme economiche che assumera la futura Restaurazione tradizionalista; al suo interno, anche lo schema organizzativo dello Stato popolare potra proporsi come soluzione funzionale.

Note:
1) Il pensiero marxiano mira alla costruzione di un sistema socio-economico basato sull'attribuzione indifferenziata ed egualitaria del benessere materiale (benessere di cui, all'epoca della speculazione di Marx, nelle societa borghesi godevano solo alcune classi sociali) all'intera societa civile, nella prospettiva dell'estinzione dello Stato, della completa omogeneizzazione sociale e dell'eguaglianza economica ... In Svezia, Norvegia, Danimarca, ad esempio, si e realizzato -in quadro strutturalmente diverso da quello immaginato da Marx- il sogno messianico della societa senza classi vagheggiata dall'intellettuale giudeo. In queste queste societa sono praticamente scomparse le differenze sociali o di classe, mentre il godimento generalizzato dei beni materiali e dei servizi sociali ha largamente valicato il confine del superfluo, nell'ambito di un sistema sociale caratterizzato dalla presenza di una sterminata, grassa e soddisfatta (anche se I'alcoolismo e i suicidi hanno una rilevante incidenza) borghesia di massa, irretita e ottusa da un narcotizzante materialismo pratico che non e certo cosi assorbente nelle societa del cosiddetto socialismo reale. Non esiste una questione sociale, mentre la religione protestante, lungi dall'essere I'oppio dei popoli, e il lievito che permette alle masse borghesi di sublimare nei Vangeli la visione mercantile, utilitarista e materialista della vita ... Marx avrebbe potuto desiderare di piu?
2) Friedrich Nietzsche, La volonta di potenza;
3) F. G. Freda, La disintegrazione del Sistema, Ed. di Ar, Padova 1980. L'ambiente e l'insieme delle condizioni fisiche, chimiche, biologiche in cui si sviluppa la vita di una comunita di organismi. Nella societa democratica, I'ambiente e l'insieme delle condizioni o circostanze istituzionali e strutturali, dei meccanismi economici e sociali, che consentono al borghese di agitarsi coerentemente con la propria mentalita mercantile. Banche e industrie private, contratti e usura, libera iniziativa economica e proprieta privata, rappresentano i veicoli giuridico-istituzionali strutturalmente e funzionalmente adeguati all'espansione infettiva e all'attuazione operativa della forma mentis borghese-capitalista. La soppressione di queste istituzioni economiche e di queste formule giuridiche determinera il disarmo materiale del borghese, privandolo del supporto strumentale idoneo ad attivare le sue potenzialita mercantili. E, insomma, la sterilizzazione dell'ambiente, alla quale, pero, dovra organicamente accompagnarsi un'efficace terapia volta a debellare la mentalita borghese, favorendo, nel contempo, la nascita e l'affermazione dell'uomo nuovo.
4) Tra gli antichi Germani, cosi come nella civilta classica e in quella romano-germanica medioevale, la proprieta -permeata da valori spirituali, religiosi ed etici ed organicamente integrata nel tessuto sociale- concorre funzionalmente alla conservazione dell'equilibrio economico della comunita del popolo.
La Sippe (corrispondente alla gens romana) degli antichi Germani, conosciuti e descritti da tacito nel suo De origine, situ, moribus et populis Germaniae, riunisce in un quadro di rapporti sociali solidaristici un gruppo organico di famiglie discendenti da comuni antenati di stirpe divina. All'interno della Sippe il singolo non esiste quale soggettivita individualistica di diritto, ma radica la propria identita individuale nel gruppo di cui e parte organica integrante. I membri del gruppo gentilizio coltivano gli appezzamenti di terra circostanti, i quali non costituiscono una proprieta individuale ma appartengono solidalmente, come del resto le foreste e i pascoli, alla Sippe. Fustel De Coulanges (La citta antica, Sansoni ed.) scrive: Noi conosciamo il diritto romano dell'epoca delle XII Tavole; e chiaro che in quest'epoca l'alienazione della proprieta era permessa. Ma ci sono le ragioni le quali fanno pensare che, con riferimento all'epoca originaria della Romanita, la terra fosse sottoposta ad un regime giuridico di inalienabilita. Il proprietario di un bene fondiario non e mai un singolo, ma una famiglia o una stirpe: L'individuo -scrive De Coulanges- riceve la terra solo in possesso: essa infatti appartiene anche a quelli che sono morti e a quelli che nasceranno. Nel Medioevo romano-germanico il regime della proprieta e fondato sul beneficio, il quale e la concessione di un determinato territorio da parte del signore feudale o del sovrano ad un vassallo a lui subordinato, nel quadro di un ordine gerarchico piramidale a contenuto spirituale ed etico. Questa concessione non riguarda diritti di proprieta ma solo l'usufrutto del bene (terre e castelli). In cambio il vassallo -oltre a fornire determinati contributi di carattere economico (prodotti della terra ecc.)- giura fedelta personale al suo signore per il quale si impegna a combattere in caso di guerra.
5) Oswald Spengler, II tramonto dell'Occidente, Mondadori, Milano 1970.
6) Ontologia e un termine introdotto nel vocabolario filosofico a partire dal XVII secolo per indicare la scienza dell'essere, compito che Aristotele assegna alla filosofia prima o metafisica. L'espressione contenuto ontologico puo essere riferita ad un'entita che e in quanto oggetto di studio da parte dell'ontologia. L'essenza -dunque: la realta- puo costituire il fondamento della titolarita di un bene economico. La proprieta di un bene non e dunque prerogativa esclusiva di una persona fisica o di una comunita di persone, ma puo essere attribuita ad ogni entita che -al di la della fictio iuris della persona giuridica (sic!)- abbia un'essenza e, quindi, contenuto ontologico.
7) La Tradizione informale, il cui piano si situa in una dimensione cosmica trascendente, e costituita da un'unica essenza; essa si manifesta, svolge e attualizza sul piano storico nel quadro di forme tradizionali organicamente differenziate, e, quindi, adeguate alla mentalita e alle disposizioni spirituali delle comunita a cui essa si rivolge. La Tradizione informale e il Principio metafisico non-manifestato o totalita della Possibilita Universale. La manifestazione del principio metafisico comporta un processo di determinazione nel quadro di una forma spazialmente, temporalmente e storicamente delimitata. La Tradizione informale si differenzia e formalizza nel modo di espressione, ma e unica nell'essenza trascendente.
8) Julius Evola, Gli uomini e le rovine, Ed. Volpe, Roma 1972.

("AVANGVARDIA", n 162 - Luglio 1999)



 

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