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GALL'ART

Manuel Negri

PLATONE E IL TERZO REICH NAZIONALSOCIALISTA

La cultura greca rappresenta lorizzonte necessario e non eludibile di ogni successiva esplorazione, in particolar modo il pensiero di Platone permane quale referente primario del successivo sviluppo della filosofia europea e della storia delle dottrine politiche.

Le opere di Platone possono essere lette in chiave metafisica e gnoseologica, quali messaggio di una tematica religiosa, o in chiave politica, meglio ancora etico-politica-educativa.

Lo stesso Platone nella lettera VII afferma chiaramente che la sua passione di fondo e appunto la politica, ma occorre intenderci sul significato di politica per Platone.

Ora, e duopo avere la consapevolezza dellesistenza di un unica Tradizione, che trova le radici agli albori della civilta Indoeuropea e che nel corso dei secoli, a seconda delle contingenze storico-politiche, ha assunto differenti forme, pur mantenendo intatta la propria essenza e conservando inalterati i propri principi arazionali e sovrarazionali radicati in un unico ceppo primordiale. Linsegnamento platonico costituisce un frutto particolare, maturato in un clima storico, di una pianta del sapere dalle radici meta-storiche, tipicamente rinvenibile alla fonte arcaica della generale sapienzialita Indoeuropea. (1)

Come troviamo rappresentata la proiezione della Tradizione unica nel pensiero di Platone, cosi e palese ravvederla nellesperienza della Rivoluzione Nazionalsocialista. Il rapporto Terzo Reich/Platone rappresentera infatti lesclusivo tentativo di questa analisi, tendente ad evidenziare gli aspetti del pensiero politico di Platone che, pur con i doverosi distinguo, hanno potuto concretizzarsi nelle dinamiche operative del Terzo Reich Nazionalsocialista. Gia diversi studi hanno provato a sottolineare come il totalitarismo platonico possa richiamare formalmente il totalitarismo europeo contemporaneo.

Anche se erroneamente lo si e potuto credere tale, lo Stato Nazionalsocialista non e totalitario, perche non intende collettivizzare la vita della nazione. Meglio e piu precisa, cosi come per il pensiero di Platone, e la definizione di Stato organico, quando, spogliato di certe esuberanze dovute alla sua breve apparizione sulla scena della storia, si presenta come luogo geometrico di organi, istituzioni e comunita popolare in piena armonia, sotto la direzione di Adolf Hitler.

Nello Stato totalitario il potere deriva da unauto-legittimazione esterna del possesso materialistico della forza, nello Stato nazionalsocialista il potere deriva dalla figura carismatica del Fuhrer, una legittima autorita che, incarnando principi metapolitici e metastorici, garantisca il retto orientamento delluniverso umano il suo governo - ai punti cardinali del cosmo in temporale delle idee. (2)

La guida, il Fuhrer, come precisa Rene Guenon ne Il re del mondo, essendo posto al centro, non partecipa piu al movimento delle cose, in netto contrasto allo Stato democratico, sia esso liberale o marxista; al fine del raggiungimento del bene e della giustizia in favore della Comunita popolare. Il ruolo del Fuhrer, quale capo carismatico, cosi come identificato da Max Weber, potrebbe riallacciarsi alla lettura politica del mito della caverna di Platone.

Platone ne La repubblica parla di un ritorno nella caverna di colui che si era liberato dalle catene, di un ritorno che ha per scopo la liberazione dalle catene di coloro in compagnia dei quali egli prima era stato schiavo. E la figura del filosofo politico, il quale ridiscende nella caverna per salvare gli altri poiche luomo che ha visto in vero bene dovra e sapra correre questo rischio che e poi quello che da senso alla sua esistenza.

Nonostante lo scetticismo e la diffidenza nellavvicinare Platone al nazionalsocialismo, anche Adriano Romualdi viene a riconoscere una sorta di eredita platonica nei movimenti fascisti europei: Lidentificazione dello Stato con la minoranza eroica che lo regge, il fervido sentimento comunitario, leducazione spartana della gioventu, la diffusione di idee forza per mezzo del mito, la mobilitazione permanente di tutte le virtu civiche e guerriere, la concezione della vita pubblica come spettacolo nobile bello cui tutti partecipano: tutto cio e fascista, nazista e platonico insieme. Levidenza parla da sola. (3) La visione organica e gerarchica del mondo sono elementi comuni sia al pensiero platonico sia allo Stato del Terzo Reich.

Platone, influenzato dalla concezione di armonia propria dei pitagorici, concepiva il suo mondo delle idee come un sistema gerarchicamente organizzato e ordinato, in cui le idee inferiori implicano quelle superiori, su sino allidea che sta al vertice della gerarchia, che e condizione di tutte e non e condizionata da nessuno. Lordinamento statuale ravvisato da Platone nella tripartizione in philosophoi, casta dei sapienti a cui spetta reggere lo Stato; guerrieri, addetti alla custodia e alla difesa; ed infine nella figura del georgos, il contadino, luomo del popolo, lo riscontriamo nellorganizzazione del Terzo Reich, dove al vertice tutto confluisce nella figura del Fuhrer, cui subordinati stanno i soldati politici rappresentati dallOrdine delle SS di Himmler, fino a giungere al popolo. Cosi come ritroviamo nellantica India indoeuropea la divisione della societa in sacerdoti (Brahmani), guerrieri (Ksathrya) e contadini (Vaisya), come nellantica Persia indoaria tra Asravan (Sacerdoti del fuoco), Artestar (montatori del carro da guerra) e Vastryos (agricoltori), come tra i Celti dIrlanda, tra i Druidi, seguiti dalla nobilta militare e dagli allevatori-agricoltori.

Una analoga tripartizione esistette tra i germani, nellantica Roma, tra gli sciiti, tra i traci, i frigi, fino a giungere ad oggi dove ritroviamo lunica forma rimasta di Stato tradizionale nella Repubblica Islamica dellIran, caratterizzata dal ruolo della Wilayatul Faqih e dal Consiglio dei Giurisperiti, formato dagli Ulama; dai Pasdaran, guerrieri della rivoluzione, e dal popolo. Non a caso fra il musulmano Platone e detto Imam dei filosofi e molti lo chiamano Sayyidna Iflitun, ossia Nostro Signor Platone, ritenendolo un profeta mandato da Allah ai greci. Questa forma si rinnova in tutti gli ordinamenti delle societa ariane di ceppo Indoeuropeo a testimoniare ulteriormente lesistenza di una Tradizione unica la quale contempla lorganizzazione di uno Stato che imprime una forma alla Comunita nazionalpopolare costituendo un sistema di gerarchie culminanti in una aristocrazia. E una gerarchia fondata su valori spirituali, etici, qualitativi, contrapposta allodierna contraffazione del verticismo oligarchico fondato sulla divisione del lavoro e sul possesso della ricchezza famigliare. La gerarchia sara la risultante della differenziata struttura inferiore del singolo, quale sara predisposto ad un determinato compito che lo rendera funzione individuale della totalita popolare, non accidentalmente o in base a virtu profane come lo spirito di iniziativa e la fortuna, il cinismo e lavidita di guadagno, lintelligenza o la cultura, ma in relazione alla fondamentale fedelta alla propria natura e a cio che si e spiritualmente, eticamente e fisicamente, in una parola: razzialmente. (4)

Ogni cittadino partecipa alla vita dello Stato

Come un singolo organicamente inserito nel tutto; luno non puo venire pensato in maniera assoluta, ossia in maniera tale da escludere ogni molteplicita: luno non e senza i molti, cosi i molti non sono senza luno. Questo e cio che distingue gli Stati tradizionali dalle moderne societa che presentano lindividuo quale soggetto antitetico e in contrasto con la Comunita popolare intesa non come somma di piu individui ma come totalita armoniosamente organizzata, funzionante grazie al rispetto delle gerarchie.

Nelle societa tradizionali questo e possibile poiche non vi e distacco tra etica e politica, tra morale e universo politico, cosi come avviene oggi. Gia abbiamo notato come la nozione delladesione dellindividuo alla Comunita politica, del rapporto tra lessere individuale e lo Stato venisse riconosciuta in maniera affatto naturale dai greci antichi, per i quali era normale che letica individuale fosse in correlazione con lorganismo politico, cosi come il principio secondo cui le due entita si determinassero reciprocamente in un vincolo di mutuo coordinamento. E opportuno quindi ripetere che nella Polis antica non interviene alcuna soluzione dualistica tra individuo e comunita: ne lindividuo ne la comunita vivono una esistenza conclusa in funzioni e limiti specifici (e come tali distinti), ma esiste la vita delluomo inserito nella comunita e la vita della comunita che e comunita delluomo. (5)

Grazie a questa concezione, nelle societa tradizionali vengono meno le assillanti preoccupazioni del fattore economico, caratterizzanti le societa moderne, regolate solo ed esclusivamente dalle leggi del consumo. Cosi nel comunismo aristocratico di Platone e possibile evidenziare il superamento degli ordinari ostacoli derivanti dai bisogni e dai sentimenti con unosservanza di uno stile di esistenza impersonale e che prescinde dal singolo individuo, anche nel Terzo Reich nazionalsocialista possiamo scorgere la realizzazione di postulati dottrinari socioeconomici che,pur in pochissimi anni, riescono a raggiungere lobiettivo di un ordinamento nazionale, organico e socialista, improntato ad esclusivo vantaggio della Comunita popolare. In uno Stato organico non solo leconomia va pianificata in funzione delle esigenze della Comunita popolare, ma anche ogni aspetto della vita sociale, come nello Stato platonico ove ravvisiamo uno Stato etico che subordina i valori economici al conseguimento della virtu e sostiene i valori conseguiti avvalendosi di tutti i mezzi, compresi il mito, la menzogna e la propaganda. Al servizio di questultima e larte, cui Platone nega ogni autonomia. (6)

Anche lo Stato nazionalsocialista utilizza larte come forma di propaganda, valorizzando ogni aspetto della Kultur indoeuropea e rigettando gli esempi di arte degenerata, dal campo letterario, a quello figurativo ecc.; visti come portatori di unanima sovvertitrice e distruttiva. Quindi, in questottica viene a concretizzarsi lo sforzo per la salvaguardia della propria razza, portatrice di valori immutabili ed eterni, proiezione del ceppo unico della Tradizione primordiale. Cio che Platone chiama anamnesi; ovvero una forma di ricordo, un riemergere di cio che esiste gia da sempre nellinteriorita della nostra anima, per i nazionalsocialisti si identifica con la razza. Ma lo scivolamento in una sorta di razzismo meramente biologico in cui si imbatte sia Platone quando parla dei meteci (gli immigrati che non godevano dei diritti politici e della cittadinanza ateniese) cosi come alcuni aspetti del razzismo pangermanista vanno revisionati a favore di una concezione tradizionale del razzismo, cosi come lucidamente esposta da Julius Evola.

Il razzismo di Julius Evola, illustrato nella trilogia ontologica (razza del corpo, razza dellanima e razza dello spirito) si riallaccia sostanzialmente alla trinita ellenica di soma-psyche-nous, a quella romana di mens-anima-corpus, a quella indoaria di sthula-linga-karana-carira, ripercorrendo il filone del pensiero tradizionale sicuramente estraneo ad ogni forma di razzismo meramente antropologico. Questa tripartizione rappresenta la proiezione dei tre mondi, cioe i tre termini del Tribhuvana: la terra (bhu), latmosfera (bhuvas), il cielo (swar), cioe, in altri termini, il mondo della manifestazione corporea, il mondo della manifestazione sottile o psichica, il mondo principale non manifestato. (7)

Ugualmente la conservazione della comunita popolare riecheggia in Platone quanto nel Terzo Reich. Secondo la politica eugenetica di Platone bisogna che gli uomini migliori si uniscano alle donne migliori piu spesso che possono, e, al contrario, i peggiori con le peggiori; e si deve allevare la prole dei primi, non quella dei secondi, se il nostro gregge dovra essere quanto mai eccellente. (La Repubblica, 459)

Questi provvedimenti li ritroviamo nella Germania Hitleriana, ove lelite nazionalsocialista, le SS, viene invitata ad unirsi, anche fuori dal matrimonio, alle migliori femmine germaniche, le quali dovranno contribuire a donare al Terzo Reich nuovi uomini forti e valorosi. Lattenzione riposta nelle giovani generazioni spiega lenorme cura e diligenza con cui lo Stato nazionalsocialista intende crescere ed educare i nuovi soldati politici, ulteriori uomini nuovi, cresciuti secondo unetica improntata allordine guerriero tramite una dura selezione al fine di giungere a riconoscere quelle forze che potranno essere chiamate alla guida dello Stato. Lo stesso Platone ne La Repubblica (415) auspica che Dio comanda ai governanti di essere, innanzi tutto e soprattutto, attentissimi custodi ed osservatori acutissimi dei fanciulli, e di quale metallo siano composte le loro anime; e, se i loro stessi figli hanno in se il ferro o rame, di non avere pieta, e dando alla natura il valore che a natura e dovuto, li caccino fra i contadini e gli operai; e se, invece, questi ultimi hanno avuto figlioli in cui si intraveda oro e argento, di riconoscerne il valore e di elevarli a governanti o a difensori.

Per supportare tutto questo, sia Platone sia lo Stato nazionalsocialista hanno bisogno della perpetuazione del mito. Il mito, che Heidegger ritiene essere la piu autentica espressione del pensiero platonico, piu che espressione di fantasia, e espressione di fede e di credenza. Platone, insomma, affida alla forza del mito il compito, quando la ragione sia giunta ai limiti estremi delle sue possibilita, di superare intuitivamente questi limiti, elevando lo spirito ad una visione, o almeno ad una visione trascendente. (8)

Tensione trascendente sempre mantenuta alta dal nazionalsocialismo che costantemente rievoca principi e simboli di una metastoria interpretata da una civilta ario-germanica, discendente dal ceppo indoeuropeo, identificatesi nel simbolo uranico-solare dello Swastika, divenuto il vessillo della Totalkampf nazionalsocialista.

NOTE:
1)F.G. Freda, Platone. Lo Stato secondo giustizia, Ed. di AR, Padova 1996, pag. 63
2)ibidem, pag. 50
3)Adriano Romualdi, Platone, Ed. Settimo Sigillo, Roma 1992, pag. 54
4)Maurizio Lattanzio, Stato e Sistema, Ed. di AR, Padova 1987, pag. 30
5)F.G. Freda, op. citata, pp. 46-47
6)Adriano Romualdi, op. citata, pp. 46-47
7)Rene Guenon, Il re del mondo, ed. Adelphi, Milano 1994, pag. 40
8)G. Reale-D. Antiseri, Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, Vol. I, Ed. La Scuola, Brescia 1983, pag. 96

("AVANGVARDIA", n 157 - Febbraio 1999)



 

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